Per un’attività formativa, lo spazio non è un contorno. È un acceleratore. È il luogo in cui la visione diventa abitudine quotidiana: entrando, sedendosi, ascoltando, creando.
Se una scuola parla di cinema, immagini e arti visive, deve farlo anche senza parole: con la luce, con i materiali, con il ritmo dei colori, con i dettagli che fanno venire voglia di restare lì dentro un’ora in più.
Perché gli spazi educano. E raccontano.
Necessità
Blow-Up Academy è un’accademia di cinema con sede a Ferrara, nata con un’ambizione chiara: diventare un punto di riferimento autoriale, contemporaneo, riconoscibile.
Il naming “Blow-Up” richiama il cinema d’autore di Michelangelo Antonioni e un immaginario preciso: il fotogramma che si ingrandisce, l’immagine che rivela dettagli invisibili, l’esplosione creativa che fa saltare il già visto.
Il team (Alessandro, Irene, Valeria e Stefano) mi ha coinvolta per un incarico decisivo: progettare il concept degli spazi e l’interior branding della sede madre, con un impianto replicabile per le future sedi in Italia e all’estero.
Questa era la vera complessità: non creare “un bel posto”, ma costruire un format emozionale, coerente con la Brand identity esistente e facilmente ripetibile.

Cosa ho fatto
Io non progetto solo ambienti. Progetto atmosfere.
Tratto lo spazio come un’opera in movimento: un set che cambia scena durante il giorno, con luci e ombre che influenzano percezione, attenzione e energia creativa.
La domanda iniziale è stata una sola (e fa da regia a tutto):
“Cosa devono provare le persone qui dentro?” Da lì ho disegnato un’esperienza:
- per stakeholder e partner (che devono riconoscere un progetto serio, ambizioso, internazionale)
- per gli studenti (che devono sentirsi stimolati, protetti, liberi di sperimentare)
- per docenti e professionisti (che devono percepire autorevolezza e qualità)
La scelta è stata chiara: lo spazio doveva parlare la lingua del cinema, non imitarlo in modo didascalico. Blow-Up doveva “sembrare cinema” senza diventare un museo del cinema. Ho costruito un concept fatto di:
- tensione creativa da set: ordine e caos che convivono
- suggestione da proiezione: luci che guidano lo sguardo come fa una scena
- materia viva: superfici che reagiscono alla luce, creando chiaroscuri e una tensione continua tra luce e ombra, texture che vibrano e finiture che raccontano valori.
Materiali, finiture, arredi: la grammatica del set
Ogni materiale è stato selezionato per raccontare un’idea precisa: autorialità + sperimentazione + unicità + energia creativa.
Ho lavorato su:
- superfici trasparenti e riflettenti (vetro, plexiglass, dettagli lucidi) per richiamare fotografia, inquadrature, riflessi
- texture materiche (contrasti tra opaco e lucido tra marmo, cemento e metallo laccato) per dare profondità e “plasticità” agli ambienti
- elementi grafici murali gestuali: segni che suggeriscono movimento, ritmo, gesto creativo
- verde e natura come pausa visiva: angoli di decompressione, respiro, benessere
Gli arredi sono pensati come strumenti, non come decorazione: sedute, piani di lavoro, quinte e divisori che organizzano il flusso e creare “scene” diverse nello stesso spazio.
In questo progetto la luce è stata protagonista assoluta, perché nel cinema tutto nasce da lì: la proiezione è luce su una superficie. Ho lavorato su tre “registri” luminosi, ciascuno con un ruolo narrativo:
- Corridoi e transizioni — atmosfera da proiezione
Luci più soffuse, faretti puntati, fasci di luce direzionale.
Ombre che suggeriscono profondità, attenzione, mistero: entri e capisci subito che qui si lavora con immagini ed emozioni. - Sale operative — luce dimerabile e plurima
Spazi di regia, recitazione e montaggio hanno bisogno di flessibilità: accensioni diverse a seconda dell’attività, luce che si modula come si modula una scena. - Accoglienza e rappresentanza — luce di design
Reception, uffici e spazi per incontri con partner e istituzioni: qui la luce alza la percezione di qualità, parla di cura, di progetto maturo, di eccellenza. Le luci sono oggetti di design che costruiscono la scena.
Ci hai dato tantissimi spunti a cui non avevamo pensato e hai dato una forma concreta alle idee che esistevano solo nella nostra testa. L’attenzione ai particolari, che abbiamo apprezzato particolarmente nella ricerca delle ispirazioni e poi nell’applicazione concreta, tramite la ricerca dei singoli pezzi di mobilio e nel design degli ambienti.
Il Brand Book ha superato le nostre aspettative e la shopping-list è utilissima e non ce l’aspettavamo. I disegni a mano sono un valore aggiunto per il tempo dedicato e la personalizzazione. É stato un piacere coinvolgerti in un progetto che è tutto il nostro mondo, sapevamo di rivolgerci a una professionista e non solo non hai deluso le nostre aspettative, ma anzi ci hai spalancato la mente su possibilità e soluzioni a cui non saremmo mai arrivati da soli. Sapevamo di poterci fidare del tuo senso del gusto e ne abbiamo avuto ampiamente la conferma. Ora non vediamo l’ora di veder applicato dal vivo il tuo lavoro! Grazie
Il team Blow-up Academy




Un format replicabile:
la regia che si può portare ovunque
L’obiettivo non era una singola sede “bella”.
Era costruire un linguaggio replicabile, riconoscibile, capace di adattarsi a nuove metrature e nuovi contesti senza perdere identità.
Per questo ho lavorato prima sul design strategico, per individuare colori, finiture e materiali che rappresentassero appieno i valori e l’identità del brand Blow-up Academy.
Poi, ho cercato di semplificare il lavoro a chi dovrà nel futuro seguire la realizzazione effettiva del progetto, definendo ogni aspetto.
Ho costruito una shopping-list per poter acquistare in autonomia arredi e finiture uguali o simili nel tempo. Ho codificato palette e materiali, definito moduli e pattern ripetibili e tutti gli elementi scenografici che caratterizzano l’anima del concept, come punti focali, segni grafici, oggetti di design.
Blow-Up Academy oggi non è solo un’accademia: è un luogo che fa venire voglia di creare se stessi.
Un ambiente che accoglie e stimola, che sostiene l’immaginazione e restituisce autorevolezza.
Questo progetto rientra nel mio approccio di scenografia di brand e concept design: spazi che parlano, emozionano e rendono l’identità tangibile.
Raccontami il tuo progetto

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